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Cheratocono

Il cheratocono è una ectasia (sfiancamento) della cornea che riduce progressivamente la capacità visiva.
L’origine del cheratocono non è ancora oggi conosciuta: l’associazione più evidente è con il fattore genetico; è possibile che intervengano poi fattori estrinseci quali traumatismi da strofinamento dell’occhio o da lenti a contatto; il cheratocono può essere associato a condizioni sistemiche come la sindrome di Down, malattie del collagene, atopia.

Un’eccessiva elasticità e un’alterata resistenza biomeccanica sono la base del processo di sfiancamento e assottigliamento progressivo del tessuto corneale nel cheratocono, che cede sotto l’azione della pressione intraoculare, del peso e della dinamica palpebrale. (Figura 1)

La struttura portante della cornea cede verso il basso, la forma da rotondeggiante diventa conoide, a punta.

Il cheratocono insorge di solito in età adolescenziale. L’ectasia è bilaterale e tipicamente si manifesta in maniera asimmetrica, evolvendo in modo estremamente variabile e imprevedibile sino a rallentare e arrestarsi dopo i 40 anni. La sua frequenza è di 1 caso nuovo all’anno ogni 2.000 persone.

I disturbi visivi del paziente con cheratocono dipendono dalla forma conica che assume la cornea e che crea un astigmatismo irregolare.

Esame fondamentale per la diagnosi è la topografia corneale: un computer elabora le immagini riflesse da una serie di anelli luminosi concentrici proiettati sulla cornea, fornendo una mappa a colori (Figura 2). Tramite la pachimetria corneale (misurazione dello spessore) si monitora l’evoluzione della malattia.

 

Altri moderni e sofisticati strumenti utili sono:

  • tomografia corneale con lampada rotante di Scheimpflug (esame in tre dimensioni, che comprende i dati relativi alla superficie posteriore della cornea e i suoi spessori punto per punto).
  • aberrometria (studio delle aberrazioni ottiche provocate dalle distorsioni della superficie corneale)
  • microscopia confocale (sorta di esame istologico in vivo)
  • OCT

Tutte queste indagini dovrebbero essere consigliate anche ai parenti stretti (figli in primis) dei pazienti affetti da cheratocono.

Nelle sue fasi iniziali, il difetto visivo generato dal cheratocono può essere corretto con occhiali o lenti a contatto morbide convenzionali.

Man mano che la deformazione progredisce, l’astigmatismo irregolare può essere compensato soltanto ricorrendo a lenti a contatto realizzate su misura (lac rigide gas permeabili, morbide da cheratocono, gemellate, ibride, sclerali, mini-sclerali). Non è dimostrato che la lente a contatto possa rallentare l’evoluzione del cheratocono; inoltre l’utilizzo della lac può causare microabrasioni, ulcere o perdita della trasparenza corneale in corrispondenza dell’apice del cono.

Per arrestare la progressione della malattia si interviene con il trattamento di cross-linking: la riboflavina associata ai raggi UV irrigidisce la cornea evitando un suo ulteriore sfiancamento. Questo trattamento è indicato quando l’acuità visiva (naturale o corretta con occhiale/lac) è buona. In caso di scarso recupero visivo o di intolleranza alla lac, si consiglia il ricorso alle tecniche chirurgiche.

Nel cheratocono non evoluto intollerante alla lente a contatto è possibile impiantare gli anelli intrastromali: segmenti di materiale plastico trasparente inerte vengono posizionati nello spessore corneale e rimodellano la cornea, appiattendola e spostando l’apice del cheratocono più centralmente, permettendo così un miglioramento dell’acuità visiva.

Quando il recupero visivo non è più ritenuto sufficiente, il trapianto di cornea, cioè la sostituzione della parte centrale della cornea, è l’intervento risolutivo. Può essere a tutto spessore (cheratoplastica perforante) o parziale (cheratoplastica lamellare); i risultati visivi dei due interventi sono simili ma, quando possibile, si preferisce il trapianto lamellare perché, conservando lo strato interno della cornea, si riduce il rischio di rigetto. In ogni caso il risultato refrattivo della cheratoplastica è scarsamente prevedibile per cui oggi si cerca di intervenire quanto più precocemente possibile al fine di evitare di arrivare al trapianto.

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Domande Frequenti

Come scegliere lo specialista?

Nella sessione “equipe medica” trova l’elenco dei nostri oculisti, con il proprio campo di competenza specifica. In ogni caso, una prima visita oculistica generica può essere effettuata da uno qualsiasi dei nostri specialisti; consideri quindi anche la disponibilità, i giorni ed orari di visita a lei più congeniali.

In cosa consiste la visita oculistica e quanto dura?

La visita prevede una fase preliminare in cui personale specializzato (ortottisti, optometristi) raccoglie dati e informazioni con strumenti dedicati, utili al medico oculista per la valutazione conclusiva. La tempistica della visita completa non è assolutamente programmabile in maniera standardizzata e può durare anche un paio d’ore, soprattutto per valutazioni chirurgiche, ove a seconda della patologia, […]

Viene controllato il fondo dell’occhio?

Si, il fondo dell’occhio viene sempre controllato perché alcuni problemi retinici sono asintomatici (assottigliamento o fori della retina) e diagnosticabili solo dal medico oculista attraverso l’esplorazione del fundus.

A che età è utile fare la prima visita ai bambini?

L’età giusta è tra i 3 e i 4 anni. Oggi abbiamo a disposizione strumenti in grado di rilevare difetti di refrazione in modo oggettivo, anche prima dell’età scolare, quando il bimbo sarà in grado di collaborare e dare risposte soggettive utili a identificare la giusta refrazione. Se i genitori, o i famigliari stretti del […]

È importante togliere le lenti a contatto prima della visita?

L’azione delle lenti a contatto può alterare la forma della cornea, variandone i parametri e di conseguenza la refrazione del paziente, in maniera più o meno incisiva a seconda del tipo di lenti (morbide, rigide o semirigide).  In base alla motivazione per cui viene richiesta la visita oculistica viene indicato la sospensione di circa 2-3 […]

Quali sono le differenze tra il centro di Milano e quello di Nizza Monferrato?

I nostri Centri dispongono egualmente di strumentazione all’avanguardia. L’ambulatorio di Milano è attivo dal lunedì al venerdì; quello di Nizza Monferrato saltuariamente anche di sabato. La chirurgia viene effettuata unicamente nella sede di Milano.

Può essere pericoloso utilizzare le gocce per la dilatazione della pupilla in caso di gravidanza o allattamento?

In generale i colliri che si utilizzano per dilatare la pupilla sono topici, ma potrebbero entrare in circolo e raggiungere anche il feto. Di solito dopo la 20 esima settimana di gestazione non ci sono rischi per il feto, ma ogni singolo caso viene sempre valutato dall’oculista prima di somministrare qualsiasi tipo di collirio o […]

Posso guidare dopo la visita?

La dilatazione farmacologica della pupilla crea disagi come fotofobia e difficoltà nella messa a fuoco degli oggetti sia da lontano che da vicino. Pertanto si consiglia di evitare la guida dopo la visita.

Quanto dura l’effetto delle gocce per cicloplegia (dilatazione pupilla)?

L’effetto delle gocce ha una durata diversa a seconda del collirio impiegato, della reattività individuale, dell’età e del difetto visivo (da un minimo di 3-4 ore, ad un massimo, in rari casi, di 24-48 ore).

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