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Entropion

L’entropion è l’anomalo rovesciamento all’interno del margine palpebrale, in genere inferiore (Figura 1). Il conseguente sfregamento delle ciglia sulla superficie oculare ha effetti irritanti di varia entità, da lievi arrossamenti della congiuntiva, secrezione mucosa e sensazione di corpo estraneo, a lesioni ulcerative anche gravi della cornea. Va distinto dalla presenza di ciglia in sede regolare, ma con orientamento anomalo (trichiasi) e dalla doppia fila di ciglia su base congenita, malformativa (distichiasi).

Figura 1. Anatomia normale (a), quadro clinico (b) e disegno (c) di entropion della palpebra inferiore.

La forma più frequente, detta involutiva o senile, è provocata da un ipertono della porzione di muscolo orbicolare che si trova vicino al margine palpebrale inferiore, nel tentativo di compensare il cedimento e il rilassamento delle strutture legato al trascorrere delle primavere, che rendono instabile la dinamica palpebrale. Le altre forme sono di natura cicatriziale, congenita o acuta (indotta cioè da spasmo muscolare).

Soltanto le forme iniziali-lievi possono essere gestite in maniera empirica, con cerotti che trascinano in basso il margine palpebrale e colliri, gel o pomate protettive.

La soluzione chirurgica, per meritarsi la definizione di mini-invasiva, è chiamata a correggere in maniera naturale e senza lasciare cicatrici i tre meccanismi fisiopatologici,  la migrazione del muscolo orbicolare davanti al tarso, il rilasciamento-disinserzione dei muscoli retrattori della palpebra inferiore e il cedimento generale di cute, muscoli, legamenti, scheletro fibroso (tarso).

Chiamiamo “tarsal strip” la tecnica che adottiamo più frequentemente. L’intervento inizia con una forbicina che dapprima rescinde le inserzioni fibrose alla membrana che riveste l’osso (il periostio), separando la palpebra inferiore da quella superiore al canto esterno (cantotomia e cantolisi), quindi divide la palpebra inferiore in due lamelle, un’anteriore e una posteriore, quest’ultima costituita prevalentemente da tarso e congiuntiva. Il tarso viene isolato, ossia liberato dalle aderenze coi tessuti sottostanti e pulito dal margine superficiale dove ci sono ciglia e sbocchi ghiandolari. Si forma così la “bandelletta tarsale laterale” o “tarsal strip”, che viene successivamente accorciata e fissata all’osso laterale dell’orbita con un punto robusto in materiale non riassorbibile. La seconda fase dell’intervento viene eseguita dall’interno. Attraverso la congiuntiva, si evidenzia il piano dei muscoli retrattori della fascia capsulo-palpebrale; il muscolo orbicolare viene indebolito asportando pochi millimetri di tessuto (orbicolectomia) e il complesso dei retrattori (muscoli e fascia) viene ancorato al tarso con un punto in nylon. La sutura della congiuntiva e della pelle conclude l’intervento in circa mezz’ora. Non sono previsti disagi particolari né esiti esteticamente rilevanti. Variazioni tecniche sono previste in caso di importante lassità del bordo libero (che può essere accorciato con una resezione di tessuto a tutto spessore di forma triangolare o pentagonale, con e senza plastica cutanea) o a preferenze del chirurgo (che può aggiungere tre suture eversanti profonde, tra orbicolare presettale e pretarsale). L’esecuzione di tre, quattro o cinque semplici suture di filo riassorbibile, regolarmente spaziate lungo la palpebra e trans fisse dal piano congiuntivale (bordo inferiore del tarso) al piano cutaneo (a 4 mm circa dal margine palpebrale), è indicata nell’entropion acuto, dovuto ad un’eccessiva reazione (contrazione spastica) del muscolo orbicolare pretarsale in seguito ad intervento sul bulbo oculare (ad esempio di cataratta).

Nel caso dell’ectropion congenito, da distinguere dall’epiblefaron, plica cutanea eccessiva che sovrasta il margine palpebrale e causa lo strofinamento delle ciglia contro la cornea anche quando il bordo libero è in posizione primaria, il trattamento chirurgico è finalizzato all’escissione dell’ispessimento cutaneo e muscolare, causa della rotazione interna del piano tarsale e del bordo libero.

Le forme cicatriziali conseguono alla retrazione da accorciamento della lamella posteriore (piano tarso-congiuntivale) dovute a traumi chirurgici (exeresi di calazi), causticazioni termiche o chimiche, malattie infiammatorie croniche, tracoma… ed è spesso associato a distichiasi o trichiasi. Accanto alla gestione plastica della cicatrice, diversa da caso a caso, la lamella posteriore può essere allungata ricorrendo ad un innesto tarso-congiuntivale o composto di cartilagine e mucosa (condro-mucoso) oppure (nel caso della palpebra superiore) indebolendo il muscolo di Muller (mullerectomia) e la tenotomia del muscolo elevatore della palpebra superiore.

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Domande Frequenti

È sempre necessaria la dilatazione della pupilla durante la visita?

La dilatazione farmacologica della pupilla serve per controllare in maniera più accurata la parte periferica della retina dell’occhio. Da tenere presente che un esame del fondo dell’occhio senza dilatazione è sempre considerato parziale e non completo. Ad oggi esistono apparecchiature (OPTOS) in grado di fotografare il fondo dell’occhio in maniera accurata e senza dilatare farmacologicamente […]

Quanto dura l’effetto delle gocce per cicloplegia (dilatazione pupilla)?

L’effetto delle gocce ha una durata diversa a seconda del collirio impiegato, della reattività individuale, dell’età e del difetto visivo (da un minimo di 3-4 ore, ad un massimo, in rari casi, di 24-48 ore).

Viene controllato il fondo dell’occhio?

Si, il fondo dell’occhio viene sempre controllato perché alcuni problemi retinici sono asintomatici (assottigliamento o fori della retina) e diagnosticabili solo dal medico oculista attraverso l’esplorazione del fundus.

Posso guidare dopo la visita?

La dilatazione farmacologica della pupilla crea disagi come fotofobia e difficoltà nella messa a fuoco degli oggetti sia da lontano che da vicino. Pertanto si consiglia di evitare la guida dopo la visita.

Come scegliere lo specialista?

Nella sessione “equipe medica” trova l’elenco dei nostri oculisti, con il proprio campo di competenza specifica. In ogni caso, una prima visita oculistica generica può essere effettuata da uno qualsiasi dei nostri specialisti; consideri quindi anche la disponibilità, i giorni ed orari di visita a lei più congeniali.

Quali sono le differenze tra il centro di Milano e quello di Nizza Monferrato?

I nostri Centri dispongono egualmente di strumentazione all’avanguardia. L’ambulatorio di Milano è attivo dal lunedì al venerdì; quello di Nizza Monferrato saltuariamente anche di sabato. La chirurgia viene effettuata unicamente nella sede di Milano.

Viene sempre misurata la pressione dell’occhio durante la visita?

La pressione intraoculare viene misurata a tutti i pazienti sottoposti a visita oculistica, mediante il tonometro a soffio o il tonometro ad applanazione. (Quest’ultimo utilizzato in pazienti con predisposizione o affetti da glaucoma o in fase di terapie cortisoniche locali).

In cosa consiste la visita oculistica e quanto dura?

La visita prevede una fase preliminare in cui personale specializzato (ortottisti, optometristi) raccoglie dati e informazioni con strumenti dedicati, utili al medico oculista per la valutazione conclusiva. La tempistica della visita completa non è assolutamente programmabile in maniera standardizzata e può durare anche un paio d’ore, soprattutto per valutazioni chirurgiche, ove a seconda della patologia, […]

A che età è utile fare la prima visita ai bambini?

L’età giusta è tra i 3 e i 4 anni. Oggi abbiamo a disposizione strumenti in grado di rilevare difetti di refrazione in modo oggettivo, anche prima dell’età scolare, quando il bimbo sarà in grado di collaborare e dare risposte soggettive utili a identificare la giusta refrazione. Se i genitori, o i famigliari stretti del […]

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