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Tumori Maligni delle palpebre

Le palpebre sono strutture di importanza cruciale per la salute dell’occhio, cui forniscono protezione fisica, nella fase di chiusura, e biologica, grazie ai contenuti delle secrezioni ghiandolari. La loro complessa struttura anatomica prevede uno strato superficiale (pelle), un livello muscolare, uno ghiandolare e uno profondo (tarso e congiuntiva) (Figura 1).

Figura 1. Visione frontale (a) e anatomia in sezione (b) delle palpebre

Le formazioni di nuovo tessuto, di comparsa più o meno recente, a carico delle palpebre interessano frequentemente la pratica clinica dell’oculista, che spesso deve consultare la competenza dermatologica o chirurgo-plastica per un completo inquadramento diagnostico, prognostico e terapeutico. Le modalità di presentazione clinica delle neoformazioni palpebrali, infatti, sono assai difformi, variando da lesioni infiammatorie-infettive, capaci a volte di completa risoluzione spontanea, a neoplasie benigne, poco o nulla aggressive, sino a veri e propri tumori maligni, primari o secondari (metastasi). Solo in rari casi, per fortuna, possono minacciare la vita e/o la funzione visiva.

Neoformazioni maligne sulle palpebre

Il Basalioma (carcinoma basocellulare) è la più frequente neoplasia maligna delle palpebre dopo i 50 anni, che interessa di solito nelle zone vicine al canto interno. Si tratta di noduli duri ad evoluzione estremamente lenta (anni), facile ad ulcerarsi e al sanguinamento, con arrossamenti e perdita di ciglia (Figura 7 a, b). Sebbene non metastatizzi quasi mai, può avere una malignità locale assai aggressiva.

Lo Spinalioma (carcinoma spinocellulare o a cellule squamose) è una forma di cancro più rara ma più aggressiva, caratterizzata da rapida crescita sia in superficie che in profondità e dalla capacità di dare metastasi ai linfonodi preauricolari e sottomandibolari. L’aspetto è più elevato, arrossato e ulcerato del basalioma (figura 7c). Può originare da una cheratosi attinica. La palpebra più colpita è la superiore, specialmente il 3° esterno

I carcinomi vanno trattati chirurgicamente senza indugi, estendendo i margini della resezione al tessuto sano circostante e chiedendo la conferma dell’esame istologico. Nei rari casi di eccessiva evoluzione che impedisce l’approccio chirurgico, si ricorre alla radioterapia e alla crioterapia.

Figura 7. Basalioma con ulcerazione e perdita di ciglia (a, b) e spinalioma (c) della palpebra inferiore.

L’Adenocarcinoma Sebaceo (origina dalle ghiandole di Meibomio) è raro, e spesso confuso con un calazio che recidiva dopo l’exeresi o una blefarite recalcitrante alla terapia in pazienti anziani. Predilige la palpebra superiore (Figura 8), ha invasività prevalentemente locale ma metastatizza ai linfonodi satellite, ma anche per via ematica a polmoni, fegato e ossa. Diagnosi tempestiva e una chirurgia demolitiva sono necessari per salvare la vita del paziente.

Figura 8. Adenocarcinoma sebaceo (a, b) e melanoma del bordo palpebrale (c)

Bisogna sempre pensare al Melanoma, il più maligno dei tumori, sebbene la sua localizzazione palpebrale sia rara (Figura 8 c), di fronte ad una lesione pigmentata, soprattutto se questa cambia repentinamente dimensione, forma e colore, anche se le ipotesi statisticamente più probabili sono il nevo benigno (ma il melanoma può insorgere su una vecchia lesione pigmentata, apparentemente tranquilla) e il basalioma. Più frequente nei soggetti con carnagione chiara, richiede sempre la biopsia escissionale e una valutazione oncologica sistemica delle possibili estensioni a distanza.

Non sono infrequenti infine le localizzazioni alle palpebre dei Linfomi non-Hodgkin (Figura 9), il più spesso del tipo B-cellulare. La diagnosi istologica sul prelievo bioptico indirizza verso una chemioterapia sistemica o una radioterapia, con buone probabilità di successo. Il paziente va affidato all’oncologo.

Figura 9. Esordio palpebrale di un linfoma.

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Domande Frequenti

Come scegliere lo specialista?

Nella sessione “equipe medica” trova l’elenco dei nostri oculisti, con il proprio campo di competenza specifica. In ogni caso, una prima visita oculistica generica può essere effettuata da uno qualsiasi dei nostri specialisti; consideri quindi anche la disponibilità, i giorni ed orari di visita a lei più congeniali.

A che età è utile fare la prima visita ai bambini?

L’età giusta è tra i 3 e i 4 anni. Oggi abbiamo a disposizione strumenti in grado di rilevare difetti di refrazione in modo oggettivo, anche prima dell’età scolare, quando il bimbo sarà in grado di collaborare e dare risposte soggettive utili a identificare la giusta refrazione. Se i genitori, o i famigliari stretti del […]

È sempre necessaria la dilatazione della pupilla durante la visita?

La dilatazione farmacologica della pupilla serve per controllare in maniera più accurata la parte periferica della retina dell’occhio. Da tenere presente che un esame del fondo dell’occhio senza dilatazione è sempre considerato parziale e non completo. Ad oggi esistono apparecchiature (OPTOS) in grado di fotografare il fondo dell’occhio in maniera accurata e senza dilatare farmacologicamente […]

Posso guidare dopo la visita?

La dilatazione farmacologica della pupilla crea disagi come fotofobia e difficoltà nella messa a fuoco degli oggetti sia da lontano che da vicino. Pertanto si consiglia di evitare la guida dopo la visita.

È importante togliere le lenti a contatto prima della visita?

L’azione delle lenti a contatto può alterare la forma della cornea, variandone i parametri e di conseguenza la refrazione del paziente, in maniera più o meno incisiva a seconda del tipo di lenti (morbide, rigide o semirigide).  In base alla motivazione per cui viene richiesta la visita oculistica viene indicato la sospensione di circa 2-3 […]

Viene sempre misurata la pressione dell’occhio durante la visita?

La pressione intraoculare viene misurata a tutti i pazienti sottoposti a visita oculistica, mediante il tonometro a soffio o il tonometro ad applanazione. (Quest’ultimo utilizzato in pazienti con predisposizione o affetti da glaucoma o in fase di terapie cortisoniche locali).

Quanto dura l’effetto delle gocce per cicloplegia (dilatazione pupilla)?

L’effetto delle gocce ha una durata diversa a seconda del collirio impiegato, della reattività individuale, dell’età e del difetto visivo (da un minimo di 3-4 ore, ad un massimo, in rari casi, di 24-48 ore).

In cosa consiste la visita oculistica e quanto dura?

La visita prevede una fase preliminare in cui personale specializzato (ortottisti, optometristi) raccoglie dati e informazioni con strumenti dedicati, utili al medico oculista per la valutazione conclusiva. La tempistica della visita completa non è assolutamente programmabile in maniera standardizzata e può durare anche un paio d’ore, soprattutto per valutazioni chirurgiche, ove a seconda della patologia, […]

Quali sono le differenze tra il centro di Milano e quello di Nizza Monferrato?

I nostri Centri dispongono egualmente di strumentazione all’avanguardia. L’ambulatorio di Milano è attivo dal lunedì al venerdì; quello di Nizza Monferrato saltuariamente anche di sabato. La chirurgia viene effettuata unicamente nella sede di Milano.

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