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Degenerazione di Salzmann

Cos’è la Degenerazione di Salzmann?

La distrofia nodulare di Salzmann, più che una distrofia vera e propria, viene ritenuta una degenerazione della cornea, caratterizzata da un accumulo di noduli bianco-azzurrognoli superficiali della media periferia corneale (Figura 11).

A livello cellulare, si tratta di accumuli di materiale ialino, prevalentemente collagene addensato, a carico degli strati superficiali, tra epitelio e membrana di Bowman – stroma sottostante. Frequentemente asintomatica nelle fasi iniziali (esordisce intorno ai 50 anni, donne 9 volte su 10, per lo più bilaterale), negli stadi più avanzati sono le erosioni corneali ricorrenti a dominare il quadro clinico causando fotofobia, lacrimazione, blefarospasmo e diminuzione dell’acuità visiva.

Tra le crisi, l’occhio non appare infiammato anche se i soggetti lamentano bruciori, sensazione di occhio secco e discomfort non ben definito. Tanto le cause che il percorso patogenetico sono misteriosi. I pazienti in genere riportano episodi infantili o situazioni croniche di infiammazione della superficie oculare, traumi, tracoma, abuso di lenti a contatto, occhio secco, disfunzione delle ghiandole di Meibomio, allergie, malattia flittenulare…

Accanto a casi tipici, se ne presentano numerosi in cui la diagnosi è insidiosa, date le analogie con patologie di natura e prognosi ben diversa (quali la cheratopatia a bandelletta, la cheratopatia sferoide, caratterizzata da globuli giallo oro a livello della membrana di Bowman e dai fattori ambientali – la radiazione solare – come sicura eziologia) al punto che molti ritengono che il quadro della degenerazione nodulare di Salzmann non sia un’unica entità clinica.

Secondo tali teorie, le irregolarità della superficie che conseguono genericamente ad ogni infiammazione corneale, compresa l’eccessiva esposizione all’ultravioletto solare, generano una distribuzione asimmetrica del film lacrimale. In maniera simile a quanto accade con danni congiuntivali (pinguecola, degenerazione sferoidale), conseguono fenomeni di ialinizzazione che progrediscono in noduli di dimensioni sempre maggiori.

I disturbi da erosione dei casi lievi possono essere gestiti con lubrificanti topici (lacrime artificiali), antibiotici e lenti a contatto terapeutiche. E’ meglio evitare il solito cortisonico, data l’assenza di infiammazione e la compromissione dell’epitelio.

Disponendo di un chirurgo esperto, la cheratectomia superficiale (clivaggio dei noduli con una spatolina) combinata o meno alla PTK, è una procedura semplice ed efficace. Le recidive in genere avvengono dopo anni (20% a 5 anni) ma solo nel 10-15% dei casi disturbano la visione in maniera significativa. Nei casi più ostici, ad esempio con neovascolarizzazioni, cicatrizzazione e difetti importanti dello stroma, la complessità gestionale aumenta considerevolmente, dovendo ricorrere a fotocheratectomie (PTK) customizzate con laser ad eccimeri, con o senza mitomicina C, oppure a procedure di sostituzione (cheratoplastica lamellare o perforante).

Distrofie corneali degenerazione di Salzmann

Figura 11. Tipici noduli della Salzmann: inizialmente biancastri (a) progrediscono ad azzurrognoli (b), con alterazioni della topografia che disturbano il visus (c); degenerazione sferoidale (climatic drop-like) della congiuntiva (d) e della cornea (e)

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Domande Frequenti

Quanto dura l’effetto delle gocce per cicloplegia (dilatazione pupilla)?

L’effetto delle gocce ha una durata diversa a seconda del collirio impiegato, della reattività individuale, dell’età e del difetto visivo (da un minimo di 3-4 ore, ad un massimo, in rari casi, di 24-48 ore).

È importante togliere le lenti a contatto prima della visita?

L’azione delle lenti a contatto può alterare la forma della cornea, variandone i parametri e di conseguenza la refrazione del paziente, in maniera più o meno incisiva a seconda del tipo di lenti (morbide, rigide o semirigide).  In base alla motivazione per cui viene richiesta la visita oculistica viene indicato la sospensione di circa 2-3 […]

Posso guidare dopo la visita?

La dilatazione farmacologica della pupilla crea disagi come fotofobia e difficoltà nella messa a fuoco degli oggetti sia da lontano che da vicino. Pertanto si consiglia di evitare la guida dopo la visita.

Viene sempre misurata la pressione dell’occhio durante la visita?

La pressione intraoculare viene misurata a tutti i pazienti sottoposti a visita oculistica, mediante il tonometro a soffio o il tonometro ad applanazione. (Quest’ultimo utilizzato in pazienti con predisposizione o affetti da glaucoma o in fase di terapie cortisoniche locali).

Quali sono le differenze tra il centro di Milano e quello di Nizza Monferrato?

I nostri Centri dispongono egualmente di strumentazione all’avanguardia. L’ambulatorio di Milano è attivo dal lunedì al venerdì; quello di Nizza Monferrato il sabato. La chirurgia viene effettuata unicamente nella sede di Milano.

Può essere pericoloso utilizzare le gocce per la dilatazione della pupilla in caso di gravidanza o allattamento?

In generale i colliri che si utilizzano per dilatare la pupilla sono topici, ma potrebbero entrare in circolo e raggiungere anche il feto. Di solito dopo la 20 esima settimana di gestazione non ci sono rischi per il feto, ma ogni singolo caso viene sempre valutato dall’oculista prima di somministrare qualsiasi tipo di collirio o […]

In cosa consiste la visita oculistica e quanto dura?

La visita prevede una fase preliminare in cui personale specializzato (ortottisti, optometristi) raccoglie dati e informazioni con strumenti dedicati, utili al medico oculista per la valutazione conclusiva. La tempistica della visita completa non è assolutamente programmabile in maniera standardizzata e può durare anche un paio d’ore, soprattutto per valutazioni chirurgiche, ove a seconda della patologia, […]

È sempre necessaria la dilatazione della pupilla durante la visita?

La dilatazione farmacologica della pupilla serve per controllare in maniera più accurata la parte periferica della retina dell’occhio. Da tenere presente che un esame del fondo dell’occhio senza dilatazione è sempre considerato parziale e non completo. Ad oggi esistono apparecchiature (OPTOS) in grado di fotografare il fondo dell’occhio in maniera accurata e senza dilatare farmacologicamente […]

Viene controllato il fondo dell’occhio?

Si, il fondo dell’occhio viene sempre controllato perché alcuni problemi retinici sono asintomatici (assottigliamento o fori della retina) e diagnosticabili solo dal medico oculista attraverso l’esplorazione del fundus.